Regime forfettario: i numeri e il punto di rottura

85.000 €, 15 % o 5 %, coefficiente al 67 % — e la soglia oltre la quale, per un artigiano, non conviene più.

Guida NINO · aggiornata il 25 settembre 2026

I numeri

Limite di ricavi

85.000 € incassati nell'anno, con criterio di cassa.

Imposta sostitutiva

15 %, ridotta al 5 % per i primi cinque anni se l'attività è realmente nuova.

Coefficiente di redditività

67 % per artigiani e imprese edili.

L'imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Si calcola sul reddito determinato applicando il coefficiente ai ricavi, dopo aver dedotto i contributi previdenziali effettivamente versati — quella deduzione è reale e pesa, quindi vale la pena versare nei termini.

Come funziona il coefficiente, in concreto

Il forfettario non guarda le tue spese. Applica una percentuale fissa: per un artigiano, il 67 % dei ricavi è considerato reddito e il 33 % è considerato costo, qualunque cosa tu abbia speso davvero.

Su 50.000 € incassati, il reddito imponibile è 33.500 €, meno i contributi versati. Su quello si applica il 15 % — o il 5 % nei primi cinque anni.

Il vantaggio è evidente quando i costi reali sono bassi. Il problema arriva quando non lo sono.

Il punto di rottura, per chi fa questo mestiere

Ecco la parte che spesso non viene detta: se i tuoi costi reali superano il 33 % dei ricavi, il forfettario ti fa pagare tasse su un reddito che non hai avuto.

In un mestiere da cantiere questo succede prima di quanto si creda. Materiale acquistato in proprio, un furgone, attrezzatura, carburante, assicurazioni: se fornisci tu i materiali su lavori grossi, il 33 % forfettario può essere molto meno di quello che spendi davvero.

Aggiungi il secondo effetto: in forfettario non detrai l'IVA sugli acquisti. Il materiale lo paghi IVA compresa e non la recuperi.

La regola pratica: se lavori soprattutto a manodopera, con poco materiale, il forfettario è quasi sempre conveniente. Se compri materiale in quantità o hai investito in mezzi e attrezzature, fai fare due conti al commercialista prima di scegliere — la risposta cambia da un anno all'altro.

Questa guida è informazione generale, non consulenza fiscale. Importi e regole cambiano ogni anno e il tuo caso può essere diverso: verifica con il tuo commercialista o sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

Cosa cambia nei tuoi documenti

In forfettario i preventivi e le fatture non riportano l'IVA e indicano il riferimento al regime; non si applica la ritenuta d'acconto. Se passi al regime ordinario cambia ogni documento: imponibile, aliquota, imposta.

In NINO lo imposti una volta nelle impostazioni e tutti i nuovi preventivi seguono. Vedi anche: la fattura dell'artigiano e aprire partita IVA.

Domande frequenti

Qual è il limite del regime forfettario?

85.000 € di ricavi incassati nell'anno, con criterio di cassa: conta quello che hai davvero incassato, non quello che hai fatturato.

Quanto si paga?

Un'imposta sostitutiva del 15 %, che scende al 5 % per i primi cinque anni se l'attività è davvero nuova e non la prosecuzione di una precedente. Si calcola sul reddito determinato con il coefficiente di redditività, dopo aver dedotto i contributi INPS versati.

Cos'è il coefficiente di redditività?

È la percentuale dei ricavi che lo Stato considera reddito, a forfait. Per artigiani e imprese edili è il 67 %: il restante 33 % è considerato costo, qualunque cosa tu abbia speso davvero.

Quando non conviene il forfettario?

Quando i costi reali superano il 33 % dei ricavi — e in un mestiere con molto materiale e un furgone succede prima di quanto si pensi. In quel caso il regime ordinario, che deduce i costi effettivi, può costare meno.

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Vedi anche: tutte le guide · NINO nella tua città.